Ultima modifica: 11 Novembre 2019
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progetto d’istituto 19 -20

ABITARE … CIELO E TERRA

I

Vi è una geometria delle emozioni. Vi sono linee che hanno un forte impatto evocativo: hanno il potere di generare aspettative, di dare corpo a desideri, di far esplodere necessità e bisogni. Sono le linee che chiudono l’orizzonte, là dove il cielo pare incurvarsi e scomparire dietro le orlature dei rilievi o alle distese pianeggianti della terra o agli skylines delle città o ancora alle superfici marine. Basta una sola siepe, che “da tanta parte dell’ultimo orizzonte lo guardo esclude”, come scriveva duecento anni fa Leopardi, a movimentare l’immaginazione. Sono le linee di confine che, dentro le linee dell’orizzonte, gli uomini tracciano per definire territori e proprietà: nazioni, imperi, appezzamenti. Una rete di ostacoli e di impedimenti, un sistema di limitazioni e di divieti connotano, ad una prima osservazione, la condizione umana. Sin dai primi momenti dell’infanzia ci si abitua a orientare i passi entro spazi delimitati, percorsi da un intrico di linee. Non è un caso che l’immagine del labirinto si sia fatta strada in tante parti del pianeta ad indicare lo scenario entro cui si muove l’umanità. Ma è sullo sfondo di questa situazione di evidente inestricabilità che risalta il senso propriamente antropologico della parola, che qualifica la vita umana: l’esistenza. Gli uomini non semplicemente vivono, esistono. Come insegna la lingua latina, ex-istentia, termine coniato in tarda età da un precedente verbo, ex-sistere, con significato in origine di alzarsi, sorgere e successivamente di apparire, bene dice di una vita che si raccoglie in uno slancio, nello sforzo di un superamento, nel venir fuori, ecco il valore della preposizione ex-, da un -sistere, una situazione di staticità, a volte, non scelta, trovata alle spalle. Da qui la formula con cui Martin Heidegger ha indicato la condizione originaria in cui donne e uomini si trovano: la “gettatezza”, l’essere gettati nel mondo. Cacciati dal Paradiso, recita il grande racconto che per le culture ebraico-cristiane ha definito una volta per sempre il destino degli uomini.

II

Da quel tempo fuori dal tempo l’umanità si è avviata alla tortuosa ricerca di una terra dove posare il capo. Al di là del mito la storia della nostra specie è stata sin dalle sue prime apparizioni la storia di comunità in cammino, in perenne movimento. Per ragioni economiche, per sete di possesso, per desiderio di conoscenza, a seguito di cataclismi e di irruenti cambiamenti climatici o di rivolgimenti bellici, i Sapiens sapiens hanno assunto l’identità, i tratti caratteriali di un Homo Viator. Mai è venuto meno il nomadismo dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico: nei millenni si è trasformato, attraversando e talvolta travolgendo le grandi civiltà che hanno fatto della vita stanziale il proprio paradigma. Esodi, flussi migratori, esplorazioni, rotte commerciali, invasioni, turismo di massa hanno senza sosta ridisegnato le linee di confine, hanno varcato ogni sorta di demarcazione, cercando di spostare sempre più in avanti le linee d’orizzonte. Lo ricorda Dante nel canto XXVI dell’Inferno dedicato ad Ulisse e al suo “folle volo”:

“Io e’ compagni eravamo vecchi e tardi / quando venimmo a quella

foce stretta dov’Ercule segnò l’i suoi riguardi, / acciò che l’uomo più

oltre non si metta…
… ch’è del rimanente, / non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sansa gente…
e volta nostra poppa nel mattino / dei remi facemmo ali al folle volo, / sempre acquistando dal lato mancino.”

Ma proprio quando la stanzialità forzata, la sedentarietà imposta, li ha sorpresi e sopraffatti, gli uomini non hanno mai smesso di sollevare gli sguardi al cielo, di ritrovarvi traccia dei propri “oltre”, nutrendo, coltivando, conservando nel cuore, se pure irraggiungibile, la meta agognata del loro andare. Allora sono il canto, il linguaggio della poesia, la narrazione epica a prendere il posto dei passi, a far avanzare i cammini interrotti. Stretta nei lacci di passaggi impossibili, immersa in tempi dall’incerto futuro, la mente umana si impregna di un prepotente anelito di spazi. Lo stesso che nelle stagioni dell’infanzia anima il desiderio di trasgressione, la voglia di saltare oltre le linee convenute con le relative obbligazioni, l’impulso di affidare alla corsa il raggiungimento di un traguardo lontano.

III

Bastano, a ben vedere, poche linee, incise sulla roccia o tracciate su un piano di terra battuta o altrimenti disegnate con un gessetto ai bordi di una strada o sulla pavimentazione di una piazza, ad aprire un mondo. Un insieme di riquadri allineati in fila indiana è già di per sé il luogo di un racconto, la topografia di un’avventura. Null’altro, allora, serve a dare inizio se non un sassolino o una pietruzza da lanciare, avendo cura di non colpire i bordi dei riquadri. Poi arriva un salto, su una sola gamba, e una nuova terra davanti si dispiega. È un gioco antico quello che, di salto in salto, da un riquadro all’altro, senza mai poter toccare con il piede la casella dove è finito un lancio, mette in scena il procedere dell’uomo sulla terra, il suo andare tra equilibrismi e sbandamenti alla conquista degli spazi, in cui trovare la memoria della terra degli inizi. Nel gioco ogni volta si va, dopo un lancio, sino all’ultimo riquadro, da cui saltellando si fa ritorno verso il punto di partenza, e questo senza sosta fino a quando la pietruzza o il sassolino non hanno colpito l’ultima casella. Lo chiamano in molti modi il gioco: mondo, mondone, campana, settimana, riga, ambo, sciancateddu e così via, ma uno in particolare sembra tradire il senso profondo dell’invenzione ludica: Paradiso, giusto la terra, da cui secondo il racconto biblico i progenitori degli uomini provengono e verso cui i loro discendenti, anche inconsapevolmente, tentano di tornarvi. Ma non vi è solo un Paradiso, vi sono città celesti, isole dei Beati, terre del Sogno… a fare memoria di un orizzonte ultimo, in cui si cela il segreto dell’irrequietezza umana. Dell’irrequietezza e delle sue più diverse tonalità emotive il Teatro è stato e continua ad essere per l’Occidente una delle principali fonti di conoscenza e di interpretazione. All’irrequietezza ma anche alle nuove forme di nomadismo e ad un urgente senso di responsabilità nei confronti della “Terra in fiamme”, secondo l’espressione di Greta Thunberg, si ispira la XXXIII Rassegna di Teatro delle Scuole di Lodi e del territorio.

 

Il progetto si articolerà secondo le seguenti linee guida generali:

  • L’ambiente in crisi

La crisi climatica in atto causata dal riscaldamento globale è una drammatica realtà che porterà allo scioglimento dei ghiacci, all’innalzamento del livello dei mari, alla desertificazione di intere zone e alla perdita di biodiversità. E le conseguenze attorno a noi sono già molto visibili…

  • Quali futuri?

“Il nostro futuro è stato venduto, ci avete rubato il futuro” queste le forti parole della giovane Greta Thunberg e quindi quali sono le prospettive di miglioramento relative alla situazione drammatica del pianeta Terra?
Quali passi sta compiendo la scienza per risolvere o contenere tali polemiche?

  • Un’educazione possibile

Percorsi di educazione ambientale per progetti di eco-teatro sul tema dell’acqua, dei rifiuti, del rispetto. Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per proteggere il nostro pianeta?

  • Sguardi sul paesaggio

Alla scoperta del mondo attraverso i diversi ambienti e i diversi paesaggi. Uno spunto per raccontare il lodigiano, l’Italia e i vari paesaggi del mondo.

  • In viaggio nel cielo

Le stelle hanno guidato nella storia innumerevoli viaggiatori. Dalle imbarcazioni che si orientavano guardando il cielo per gestire la rotta ai primi aviatori, dalle prime missioni nello spazio agli astronauti contemporanei.

  • Il fascino del cielo

Il fascino del cielo viene raccontano da sempre da poeti, scrittori, pittori che attraverso l’arte ne celebrano il mistero e lo stupore.

  • Favole bucoliche

Favole, fiabe, racconti e poesie che sanno di fieno, di terra, di profumi di campagna, di nebbia e sapori antichi. Dalla tradizione ai giorni nostri.

  • I mestieri della terra

Storie di contadini, agricoltori, allevatori, apicultori; per scoprire lavori antichi, mestieri scomparsi ed altri reinventati.

  • La musica della natura

Molti compositori, musicisti, cantautori hanno affrontato nelle loro opere temi legati alla natura, ai quattro elementi mostrandone la grandiosità e le avversità.

  • L’ambiente per immagini

Percorsi nella storia del cinema in compagnia di alcuni grandi registi come Ermanno Olmi e Wim Wenders che hanno dedicato film e documentari sulla bellezza e sulla fragilità della natura.

  • La nostra terra promessa

Guardarsi e osservarsi per riflettere su cosa significa e quale può essere la nostra personale “terra promessa”.
Dove andiamo? Verso quali luoghi reali o immaginari tendiamo?

  • Il pianto della terra

Da sempre gli uomini hanno lottato per proteggere le proprie terre. Intere popolazioni sono state sterminate, si sono estinte, altre sono emigrate alla ricerca della loro “Terra promessa”. Pesanti conflitti hanno distrutto città, regioni, intere zone delle mondo e continuano purtroppo ancora oggi.

  • Camminare

Seguiamo strade, linee, percorsi, superiamo limiti, inseguiamo orizzonti, attraversiamo confini, divisioni, proprietà…

 

Immagine correlata Scarica il progetto d’istituto 2019-2020.

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